Quando si parla di tecnologia e comunicazione, pochi pensatori hanno esercitato un'influenza paragonabile a quella di Marshall McLuhan.
Filosofo, sociologo e teorico dei media canadese, McLuhan è diventato celebre per una frase che ancora oggi viene citata in tutto il mondo: "Il medium è il messaggio".
A prima vista questa affermazione può apparire enigmatica.
Siamo abituati a pensare che ciò che conta nella comunicazione sia il contenuto di un messaggio: le parole di un articolo, le immagini di un film, le notizie di un giornale o i commenti pubblicati sui social network.
McLuhan, invece, invita a guardare oltre il contenuto e a concentrarsi sul mezzo attraverso cui il contenuto viene trasmesso.
Secondo il filosofo canadese, ogni tecnologia della comunicazione modifica profondamente la società indipendentemente dai messaggi che veicola.
Ciò che conta davvero non è soltanto ciò che viene comunicato, ma il modo in cui il mezzo stesso trasforma le abitudini, la percezione e le relazioni umane.
Per comprendere questa idea possiamo pensare all'invenzione della stampa.
Quando Johannes Gutenberg sviluppò la stampa a caratteri mobili nel XV secolo, non cambiò semplicemente il modo di produrre libri.
La stampa contribuì a diffondere l'alfabetizzazione, favorì la nascita della scienza moderna, rafforzò l'individualismo e trasformò l'organizzazione delle società europee.
In altre parole, l'effetto rivoluzionario della stampa non derivò soltanto dai testi stampati, ma dalla presenza stessa di una nuova tecnologia capace di modificare il rapporto degli uomini con il sapere.
Questa intuizione rappresenta il cuore della riflessione di McLuhan.
Ogni mezzo di comunicazione è un'estensione delle capacità umane.
La ruota estende il piede, il libro estende la memoria, il telefono estende la voce, mentre i media elettronici ampliano la nostra capacità di comunicare e di entrare in relazione con persone lontane.
Ma ogni estensione comporta anche una trasformazione.
Quando utilizziamo una tecnologia, non siamo semplicemente noi a controllarla.
È la tecnologia stessa che modifica il nostro modo di vivere e di percepire il mondo.
Per questo motivo McLuhan considerava i media non come strumenti neutrali, ma come forze capaci di ristrutturare l'intera esperienza umana.
leggi: Perché la tecnologia non è mai neutrale
Una delle sue intuizioni più celebri riguarda il passaggio dalla cultura della stampa alla cultura elettronica.
La civiltà moderna si è sviluppata attorno al libro e alla parola scritta.
La lettura richiede concentrazione, linearità e attenzione sequenziale.
Quando leggiamo un testo procediamo da una frase all'altra seguendo un ordine preciso.
I media elettronici, invece, introducono una modalità diversa di percepire la realtà.
La televisione, la radio e, oggi, Internet ci espongono simultaneamente a una molteplicità di stimoli, immagini e informazioni.
Secondo McLuhan, questa trasformazione modifica persino il funzionamento della mente.
Le persone che vivono in una società dominata dai media elettronici tendono a sviluppare forme di attenzione diverse da quelle tipiche della cultura del libro.
Il pensiero diventa più rapido, più associativo e meno lineare.
Sebbene McLuhan sia vissuto prima della nascita dei social network, molte sue intuizioni sembrano descrivere perfettamente il mondo contemporaneo.
Oggi milioni di persone trascorrono gran parte della giornata davanti a schermi che forniscono un flusso continuo di informazioni.
Notizie, immagini, video, commenti e messaggi si susseguono senza interruzione.
La nostra attenzione viene costantemente sollecitata e frammentata.
In questo contesto, la riflessione di McLuhan appare sorprendentemente attuale.
Il filosofo canadese aveva compreso che i media non influenzano soltanto ciò che sappiamo, ma anche il modo in cui pensiamo.
Forse la sua previsione più famosa è quella del cosiddetto "villaggio globale".
Molto prima dell'avvento di Internet, McLuhan immaginò un mondo in cui le tecnologie della comunicazione avrebbero eliminato le distanze geografiche, permettendo agli individui di entrare in contatto immediato con eventi che si verificano in qualsiasi parte del pianeta.
leggi: Uomini e IA: fusione o sostituzione?
Oggi questa visione è diventata realtà.
Attraverso uno smartphone possiamo assistere in tempo reale a ciò che accade dall'altra parte del mondo, partecipare a discussioni internazionali, collaborare con persone che vivono in continenti diversi e accedere a una quantità di informazioni impensabile fino a pochi decenni fa.
Il mondo appare sempre più simile a un unico grande spazio comunicativo.
Tuttavia McLuhan non considerava questo processo necessariamente positivo.
La connessione globale aumenta le possibilità di comunicazione, ma può anche generare nuove forme di conflitto, sovraccarico informativo e manipolazione.
Più le persone sono connesse, più diventano esposte all'influenza dei media.
Questa osservazione assume particolare rilevanza nell'epoca dei social network.
Le piattaforme digitali non si limitano a trasmettere informazioni. Esse determinano quali contenuti vediamo, quali opinioni incontriamo e quali argomenti attirano la nostra attenzione.
Ancora una volta, il medium influenza il messaggio.
Quando una piattaforma privilegia contenuti brevi, emotivi e immediatamente condivisibili, finisce inevitabilmente per favorire determinate forme di comunicazione rispetto ad altre. La struttura tecnica del mezzo contribuisce a plasmare il dibattito pubblico.
leggi: Social network e giustizia
Da questo punto di vista, McLuhan può essere considerato uno dei più importanti anticipatori delle riflessioni contemporanee sugli algoritmi e sull'intelligenza artificiale.
Anche oggi molti osservatori si concentrano sui contenuti prodotti dalle nuove tecnologie.
McLuhan suggerirebbe invece di porre una domanda diversa: come stanno cambiando le nostre menti e le nostre relazioni a causa di queste tecnologie?
L'intelligenza artificiale, ad esempio, non rappresenta soltanto uno strumento per generare testi, immagini o risposte.
Essa modifica il modo in cui gli individui cercano informazioni, prendono decisioni e costruiscono conoscenza.
Le conseguenze potrebbero essere molto più profonde dei singoli contenuti prodotti.
La filosofia di McLuhan invita dunque a sviluppare uno sguardo critico nei confronti della tecnologia.
Non si tratta di demonizzare i media né di rifiutare il progresso. Al contrario, occorre acquisire consapevolezza del loro potere trasformativo.
Spesso utilizziamo una tecnologia senza renderci conto che essa sta modificando le nostre abitudini, il nostro linguaggio e persino il nostro modo di interpretare la realtà.
La vera sfida consiste nel riconoscere questi cambiamenti.
McLuhan sosteneva che i media sono talmente immersi nella vita quotidiana da diventare quasi invisibili.
Proprio per questo risultano così influenti.
Come un pesce che non percepisce l'acqua nella quale vive, anche noi spesso non ci accorgiamo dell'ambiente tecnologico che condiziona le nostre esperienze.
La filosofia dei media proposta da McLuhan conserva dunque una straordinaria attualità.
In un'epoca dominata dagli smartphone, dai social network e dall'intelligenza artificiale, le sue riflessioni ci ricordano che la tecnologia non è mai un semplice strumento.
leggi: Hans Jonas e la tecnologia
Ogni innovazione ridefinisce il modo in cui percepiamo il mondo, costruiamo relazioni e comprendiamo noi stessi.
La domanda fondamentale non è soltanto quali messaggi vengano diffusi dai media, ma quale tipo di essere umano emerga da una determinata forma di comunicazione.
Forse è proprio questo il lascito più importante di Marshall McLuhan.
Egli ci ha insegnato che per comprendere una società non basta analizzare le idee che circolano al suo interno.
Occorre osservare anche gli strumenti attraverso cui quelle idee vengono trasmesse.
Perché, molto spesso, è il mezzo stesso a trasformare il mondo prima ancora del messaggio che trasporta.
Approfondisci anche

Nessun commento:
Posta un commento