Riflessioni Filosofiche

Pensieri, intuizioni e riflessioni dedicate allo spirito umano, alla serenità interiore e alla ricerca di un significato più profondo del vivere.

Uno spazio di quiete e consapevolezza, dove le parole diventano luce e accompagnamento.

mercoledì 27 maggio 2026

Manca la luce (Poesia)



Manca la luce, la musica

nello guardo del bimbo dentro la guerra!

Opacità d'occhi,

immobili le labbra,

senza il sorriso benedetto dei bimbi.

 Futuro evaporato,

ora lontano, assorbito da un obice sulla linea del fronte...

 Non è l'orizzonte che gode il suo sguardo,

la linea magica d'ogni avventura!

 È discrimine tra innocenza e odio...

 Barbaro risuona, nell' esplosione,

Il grido sacrilego del boia.

La pietà si fa parola di pietra,

fredda come un sacello.

 Piange il bimbo lacrime segrete,

trema il suo cuore,

è ormai gelido, il corpo di sua madre,

ch'egli tuttavia abbraccia...

di Mario Cammarota

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Commento

Questa poesia è un grido di dolore contro la guerra, ma soprattutto contro ciò che la guerra distrugge di più sacro: l’infanzia.
L’autore non descrive battaglie eroiche né strategie militari; sceglie invece lo sguardo di un bambino, trasformandolo nel simbolo universale dell’innocenza violata.

L’incipit — “Manca la luce, / La musica nello / Sguardo del bimbo” — è potentissimo: la luce e la musica rappresentano la vita, la gioia spontanea che dovrebbe abitare gli occhi di un bambino. La guerra spegne entrambe. Lo sguardo non è più vivo, ma “opaco”, svuotato.

Molto intensa è anche l’immagine del “futuro evaporato”: il futuro non viene semplicemente negato, ma dissolto brutalmente “da un obice sulla linea del fronte”. In pochi versi si percepisce la distruzione non solo fisica, ma anche spirituale e temporale: la guerra cancella il domani.

Il contrasto tra “orizzonte” e “linea del fronte” è uno dei nuclei più profondi della poesia. L’orizzonte dovrebbe evocare scoperta, avventura, crescita; invece il bambino vede solo il confine tragico tra innocenza e odio. È un passaggio molto poetico e filosofico insieme.

Nella parte finale, il tono diventa quasi sacrale e funebre:
“La pietà si fa parola di pietra”
è una metafora durissima, che suggerisce come persino la compassione diventi fredda, immobile, incapace di salvare.

L’ultima immagine del bambino che continua ad abbracciare il corpo gelido della madre è devastante nella sua semplicità. Non c’è retorica: solo amore, perdita e disperazione assoluta. È probabilmente il verso più umano dell’intera composizione.

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