Manca la luce, la
musica
nello guardo del
bimbo dentro la guerra!
Opacità d'occhi,
immobili le labbra,
senza il sorriso
benedetto dei bimbi.
ora lontano,
assorbito da un obice sulla linea del fronte...
la linea magica
d'ogni avventura!
Il grido sacrilego
del boia.
La pietà si fa
parola di pietra,
fredda come un
sacello.
trema il suo cuore,
è ormai gelido, il
corpo di sua madre,
ch'egli tuttavia
abbraccia...
di Mario Cammarota
--------------
L’incipit — “Manca la luce, / La musica nello / Sguardo del bimbo” — è potentissimo: la luce e la musica rappresentano la vita, la gioia spontanea che dovrebbe abitare gli occhi di un bambino. La guerra spegne entrambe. Lo sguardo non è più vivo, ma “opaco”, svuotato.
Molto intensa è anche l’immagine del “futuro evaporato”: il futuro non viene semplicemente negato, ma dissolto brutalmente “da un obice sulla linea del fronte”. In pochi versi si percepisce la distruzione non solo fisica, ma anche spirituale e temporale: la guerra cancella il domani.
Il contrasto tra “orizzonte” e “linea del fronte” è uno dei nuclei più profondi della poesia. L’orizzonte dovrebbe evocare scoperta, avventura, crescita; invece il bambino vede solo il confine tragico tra innocenza e odio. È un passaggio molto poetico e filosofico insieme.
L’ultima immagine del bambino che continua ad abbracciare il corpo gelido della madre è devastante nella sua semplicità. Non c’è retorica: solo amore, perdita e disperazione assoluta. È probabilmente il verso più umano dell’intera composizione.

Nessun commento:
Posta un commento
Esprimi il tuo pensiero