Ai miei versi scritti così presto
Ai miei versi scritti così presto,che nemmeno sapevo d’esser poeta,scaturiti come zampilli di fontana,come scintille dai razzi.Irrompenti come piccoli demoninel sacrario dove stanno sogno e incenso,ai miei versi di giovinezza e di morte,versi che nessuno ha mai letto!Sparsi fra la polvere dei magazzini,dove nessuno mai li prese né li prenderà,per i miei versi,
come per i pregiati vini,
verrà pure il loro turno.
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Tentativo di gelosia
Donna estremamente sensibile e appassionata, Marina Cvetaeva appare, fin dal primo contatto con la sua parola, come una figura attraversata da un eccesso d’essere che il mondo non seppe né contenere né perdonare.
La sua voce non nasce dalla semplice esperienza biografica del dolore, ma da una regione più profonda e vertiginosa, là dove la vita si scopre incompatibile con le forme ordinarie dell’esistenza.
In lei la poesia è una combustione ontologica.
Marina Cvetaeva visse gran parte della sua vita nell’emarginazione e nella povertà, e che il riconoscimento arrivò soprattutto dopo la morte.
Fabio Squeo

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