Nel suo percorso di analisi, un pilastro centrale riguarda il modo in cui la digitalizzazione sta trasformando le istituzioni fondamentali della democrazia, a cominciare dall'università e dal sapere.
Nel saggio dedicato all'università futura, l'autore evidenzia come la spinta verso la mercificazione e la digitalizzazione acritica della didattica non debba tradursi in una svendita dei luoghi fisici del sapere e del confronto critico.
L'università non è una semplice azienda erogatrice di contenuti trasmissibili via bit, ma una comunità di persone, un presidio insostituibile di democrazia e di cittadinanza attiva in cui la compresenza fisica e il dibattito ravvicinato costituiscono il motore dell'autentico pensiero critico.
Per De Martin, l'innovazione tecnologica all'interno della formazione superiore deve essere governata e non subita passivamente come un dogma ineluttabile, difendendo il valore pubblico della ricerca e l'accesso universale alla conoscenza di qualità.
Questa prospettiva critica si estende e si radicalizza nell'analisi del più diffuso e pervasivo strumento della nostra quotidianità: lo smartphone.
Lungi dall'essere un'opera di stampo luddista o nostalgico, la riflessione dell'ingegnere torinese mette in luce le profonde contraddizioni racchiuse in un oggetto che è diventato contemporaneamente una protesi digitale e un terminale di estrazione di dati e attenzione.
Lo smartphone è stato progettato per catturare la nostra risorsa più preziosa, ovvero il tempo e la capacità di concentrazione, attraverso meccanismi di design comportamentale che sfruttano i nostri bias cognitivi per generare dipendenza e monetizzazione pubblicitaria.
Questa dinamica non compromette soltanto il benessere psicologico individuale, la capacità di lettura profonda e la qualità delle relazioni interpersonali, ma erode i presupposti stessi della democrazia.
Un cittadino costantemente distratto, frammentato nelle sue attrazioni e polarizzato dagli algoritmi dei feed social è un cittadino meno capace di esercitare un giudizio politico consapevole e ponderato.
La teoria di De Martin non si ferma tuttavia alla mera denuncia dei rischi o alla constatazione delle derive tecnocratiche, ma avanza una proposta costruttiva imperniata sul concetto di democrazia tecnologica.
L'autore sostiene che sia giunto il momento di rivendicare la sovranità collettiva sulla forma e sulle regole della tecnologia, superando l'alibi della neutralità dei mezzi.
Se le macchine e i software sono progettati dagli esseri umani secondo specifici incentivi economici, essi possono e devono essere ridisegnati attraverso interventi normativi, scelte pubbliche e pressioni culturali che rimettano al centro i diritti fondamentali, la privacy, la trasparenza e la giustizia sociale.
Si tratta di immaginare un futuro in cui l'essere umano torni a essere pienamente padrone della tecnica, utilizzandola con fiducia ma senza sudditanza, affinché il digitale torni a essere uno strumento al servizio della fioritura umana e della partecipazione democratica anziché un dispositivo di controllo e mercificazione dell'esperienza.
Politecnico di Torino - IRIS Institutional Research Information System: Scheda bibliografica e abstract relativi all'opera di Juan Carlos De Martin sul ruolo della tecnologia e degli smartphone.
Centro Nexa su Internet e Società / Biennale Tecnologia: Profili biografici, pubblicazioni e note istituzionali sull'attività di ricerca del professor Juan Carlos De Martin.
- Recensioni e saggi critici (Pandora Rivista e add editore): Analisi e rassegna critica dei saggi "Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica" e "Università futura – tra democrazia e bit".
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