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lunedì 20 luglio 2026

Il Principio di Precauzione nel pensiero di Hans Jonas

Il Principio di Precauzione, pur avendo radici nel diritto ambientale, trova la sua più profonda formulazione filosofica nel pensiero di Hans Jonas (1903–1993). 

Nel suo saggio capolavoro del 1979, Il principio responsabilità. 

Un'etica per la civiltà tecnologica, Jonas ha gettato le basi concettuali che oggi guidano l'Unione Europea nella regolamentazione delle tecnologie di frontiera, in primis l'Intelligenza Artificiale attraverso l'AI Act.

1. Il Principio di Precauzione nel pensiero di Hans Jonas

Jonas parte da una constatazione radicale: la tecnologia moderna ha alterato la natura stessa dell'agire umano. 

Le etiche tradizionali (come quella kantiana o cristiana) erano pensate per azioni a corto raggio, i cui effetti erano immediati, prevedibili e circoscritti nello spazio e nel tempo.

La macro-tecnologia contemporanea possiede invece un potere cumulativo e globale, capace di generare effetti a lunghissimo termine e, nei casi più estremi, irreversibili

Di fronte a questo scenario, Jonas introduce tre pilastri filosofici:

A. L'imperativo categorico della civiltà tecnologica

Rielaborando Kant, Jonas formula un nuovo imperativo per l'era tecnologica:

"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla Terra".

In altre parole, non abbiamo il diritto di scommettere l'esistenza o l'essenza delle generazioni future in nome del progresso o del profitto presente.

-        leggi: Hans Jonas e la tecnologia: il progresso ha bisogno di responsabilità

B. L'euristica della paura

Poiché le conseguenze della tecnologia avanzata sono spesso imprevedibili, Jonas sostiene che, nel dubbio, dobbiamo dare più ascolto alla prognosi peggiore (malum) rispetto a quella migliore (bonum). 

Questa non è una codardia paralizzante, ma uno strumento euristico (di scoperta): è la paura del danno estremo che ci rivela quali sono i valori fondamentali da proteggere.

C. La priorità del timore sulla speranza

Se gli esiti di una tecnologia presentano anche una minima probabilità di essere catastrofici o di alterare irreversibilmente la dignità umana, lo sviluppo di quella specifica applicazione deve essere fermato o rigorosamente limitato. 

La scommessa sul "tutto andrà bene" è eticamente inaccettabile quando la posta in gioco è l'umanità stessa.

2. Come il principio influenza l'approccio legislativo europeo

L'Unione Europea ha interiorizzato il pensiero di Jonas prima di qualunque altra macro-regione, inserendo il Principio di Precauzione nei suoi trattati istitutivi (Art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell'UE) e utilizzandolo come vera e propria stella polare per il mercato unico digitale.

Mentre l'approccio americano (pragmatico/utilitarista) tende a intervenire solo ex-post — ovvero dopo che un danno si è manifestato concretamente sul mercato — l'Europa adotta una logica ex-ante: interviene prima che il rischio si materializzi, proprio in virtù dell'imprevedibilità degli effetti a lungo termine.

3. L'impronta di Jonas nell'EU AI Act

L'AI Act è la traduzione giuridica più pura dell'euristica della paura e della priorità del timore sulla speranza descritte da Jonas. Questa influenza si manifesta chiaramente in tre aspetti strutturali della legge:

1. La categoria dei "Rischi Inaccettabili" (Il divieto assoluto)

L'AI Act proibisce categoricamente sistemi di IA che violano la dignità umana in modo sistemico (es. la classificazione sociale o i sistemi di polizia predittiva basati su tratti psicologici). Qui l'Europa applica l'imperativo di Jonas: anche se questi sistemi potessero ottimizzare la sicurezza pubblica (argomento utilitaristico), il rischio di derive distopiche e irreversibili per i diritti individuali impone un veto assoluto.

2. Gli obblighi ex-ante per i sistemi ad "Alto Rischio"

I sistemi di IA utilizzati in settori critici (sanità, infrastrutture, giustizia, gestione del lavoro) non possono essere liberamente immessi sul mercato. Gli sviluppatori devono superare severe valutazioni di conformità che dimostrino:

·        La robustezza tecnica e la cybersicurezza del modello.

·        La tracciabilità e la qualità dei dati di addestramento per evitare bias.

·        La presenza di una supervisione umana costante (human-in-the-loop).

Questo impianto normativo accetta il presupposto jonasiano secondo cui, non potendo prevedere con certezza come agirà un modello complesso di Deep Learning in ogni scenario, è necessario ingabbiarlo preventivamente in protocolli di sicurezza rigidissimi.

leggi: L'ontologia dell'operatività: l'intelligenza artificiale come agente privo di emotività

3. La regolamentazione dei Modelli di IA per scopi generali (GPAI)

Nei successivi aggiornamenti dell'AI Act dedicati ai modelli di base (come i Large Language Models), l'UE ha introdotto regole stringenti per i modelli con "rischio sistemico". 

Quando la potenza di calcolo di un modello supera determinate soglie, i legislatori temono che l'impatto sociale ed economico possa sfuggire al controllo umano. 

La richiesta di audit indipendenti e di continui test di vulnerabilità risponde esattamente alla necessità di mitigare scenari futuri potenzialmente catastrofici.

Conclusione

Se Hans Jonas fosse vivo, vedrebbe nell'AI Act il primo tentativo geopolitico su larga scala di applicare la sua "etica della responsabilità". L'Europa ha scelto di non essere un faro di pura deregolamentazione economica, preferendo il ruolo di custode dei confini dell'umano. 

Il Principio di Precauzione, applicato all'IA, ci ricorda che la libertà di innovare non può mai sovrascrivere il dovere di preservare una società libera ed equa per chi verrà dopo di noi.


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